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Storia del Comune
Inserito da admin il Mer, 20/12/2006 - 16:22
Botricello tra passato e futuro Botricello ha una superficie di 1524 ha. Confina a nord con il comune di Andali, a ovest con il comune di Cropani, ad est confina con il comune di Belcastro e a sud è attraversato dal fiume Crocchio. Botricello, che si trova in una zona tipicamente calda, è ricco di una vegetazione xerofila. Ovunque possiamo scorgere numerosi esemplari di fico d’india, d’agave, d’oleandro, di olivo e di lentisco. Il paese conta poco più di cinquemila abitanti e si estende per quasi quattro chilometri lungo la costa jonica, dal fiume Crocchio al torrente Arango. Una lunga sequenza di case e negozi si erge ai bordi della strada statale 106. una strada che rappresenta un importante nodo di comunicazione, in quanto collega due grossi centri: Catanzaro e Crotone. La scelta di costruire ai bordi di una strada molto trafficata ha sicuramente decretato lo sviluppo di un paese che altrimenti sarebbe rimasto nell’ombra. Anche se sarebbe opportuno evidenziare il fatto che lo svolgersi della vita del paese prevalentemente ai lati di un grosso snodo stradale è cagione di innumerevoli incidenti in cui hanno perso la vita moltissime persone. Sarebbe auspicabile la realizzazione di un’ulteriore strada, che, costruita a ridosso del paese, possa snellire il traffico sulla strada statale 106, facendolo quindi confluire in una zona meno frequentata dai passanti. Botricello oggi è una moderna e vivace cittadina, un importante centro agricolo e turistico in cui si ha una vasta produzione di mais, grano, orzo, barbabietola, frutta, uva, olive, pomodori, finocchi, foraggi, grazie alla produttività di terre fertile da sempre possedute da grandi famiglie quali i Traversa, i Jannone, i De Riso, i De Grazia e i Coluccio, proprietari di terreni siti in Marina di Bruni. La famiglia Jannone era oriunda di Stalettì e, grazie alla sua intraprendenza economica, divenne proprietaria di grandi appezzamenti, alcuni dei quali pervenuti ad essi dai De Riso nella zona Fondaco. Furono proprie queste famiglie a curare a proprie spese fino agli anni ’40 la sistemazione della Chiesa di Botricello Superiore. Stessa fortuna conobbe la famiglia Traversa, la quale negli anni ’30 si rese promotrice del progetto di costruzione della Chiesa delle Madonna di Pompei, situata sul terreno offerto dai De Riso. La famiglia Traversa oggi vanta tra i suoi membri l’Assessore Regionale al Turismo Michele traversa, che grazie ad un’oculata politica divulgativa ha restituito alla Calabria il posto privilegiato che da sempre le compete. I De Riso e i De Grazia furono i primi grandi proprietari terrieri, pionieri dell’agricoltura botricellese: famiglie di antichissima origine, grande contributo hanno dato e continuano a offrire per lo sviluppo del comprensorio botricellese. Notizie a proposito dei De Grazia si hanno a partire dall’anno mille o giù di lì, anche se vengono definiti famiglia nobiliare con un privilegio di assenso regio del 6 giugno 1625, quando Giovanni Filippo venne in possesso della terra di Monte Spinello. Nel 1741 dalla terra di Crucoli i baroni si trasferirono nella città di Strangoli. Gli ultimi viventi baroni Vincenzo e Giuseppe De Grazia, discendenti diretti dell’antica famiglia, attualmente sono residenti a Propani e a Botricello dove continuano a svolgere l’attività agricola. Tale attività non è la sola praticata nel paese; infatti una buona parte dell’economia di Botricello si basa sulla vendita di prodotti caseari quali. pecorino, ricotta, giuncata, mozzarella, senza dimenticare che la peculiarità del paese risiede nella produzione del pane di grano e dei dolci tradizionali, tra cui troviamo “pittinchiuse”, taralli, frese, biscotti secchi e di mandorla. Altrettanto rinomati sono i suoi bar per gelati e granite. Un centro che possiede una notevole importanza, sia per la quantità di impiego che esso offre che per il servizio reso alla società e rappresentato dalle due Case Famiglia e dalla Casa protetta “S.Anna” dirette da Don Alfonso Velonà. Si tratta di strutture residenziali adibite le prime due all’accoglienza di minori disadattati, mentre nella terza vivono anziani non autosufficienti e nella maggior parte dei casi privi di un reddito. Sia le Case Famiglia che la Casa protetta sono state realizzate a partire dalle esigenze dei loro ospiti, offrendo loro servizi e assistenza altamente qualificati. Botricello tra l’altro vanta la presenza di un campo sportivo regolamentare con una pista di atletica leggera, inaugurato nel 1979. In quell’occasione è stata disputata la partita Catanzaro - Botricello, quando il Catanzaro militava ancora nella serie A. In seguito vi giunsero ad allenarsi tutte quelle squadre di primaria importanza che dovevano affrontare il Catanzaro. I cittadini botricellesi hanno comunque sempre manifestato una grande passione per questo tipo di sport. Già nel 1969 si era ufficialmente costituita una squadra botricellese con proprio statuto, e così negli anni successivi numerose altre formazioni sportive sono sorte sulle ceneri di altre. (Notizie tratte dal testo su Botricello scritto da Giovanna Moscato e Tommaso La porta) Dalla nascita del Comune botricellese ai nostri giorni Nel 1922 l’On. La russa avanzò alla Camera la proposta di separazione della frazione di Botricello dal comune di Andali. La risposta da parte dell’Amministrazione di Andali non si fece attendere, dal momento in cui considerò dal momento in cui considerò questa proposta assolutamente inattuabile per una serie di motivi che potremmo definire legali e amministrativi. Gli Amministratori del Comune di Andali giustificarono la loro opposizione alla proposta di La russa, considerando assurda una separazione tra Botricello e il Comune del quale faceva parte. In primo luogo Botricello veniva considerata “una proprietà esclusivamente privata” con carattere di latifondo appartenuta prima ai De Riso e successivamente ai Jannone. Inoltre si attribuisce il demerito a Larussa di non avere seguito la procedura burocratica prima di proporre la separazione di Botricello da Andali. Per finire, gli Amministratori dichiararono di non essere in possesso di quegli elementi necessari perché la frazione di Botricello potesse costituirsi in Comune, ossia: “Non esiste un territorio, una riunione di famiglie e una rappresentanza elettiva in grado di curare gli interessi locali”. Come c’era da aspettarsi la proposta del Larussa, malgrado fosse stata esaminata, in un secondo tempo venne rigettata. A caldeggiare la nascita del Comune di Botricello fu un altro personaggio: il Marchese Francesco De Riso, che, come precedentemente accennato, nel 1930 inviò al prefetto di Catanzaro Limongelli una richiesta di separazione di Botricello da Andali, adducendo i seguenti motivi: “ Il centro abitato di Botricello è andato man mano sviluppandosi: 800 abitanti risiedono in proprie case nei pressi dello scalo ferroviario. I poveri cittadini di un tempo sono in massima parte ricchi proprietari e molti altri contadini, richiamati dallo sviluppo dell’ agricoltura in questo granaio di primissimo ordine vanno man mano qui stabilendosi.” Negli anni ’40 i clamori della guerra raggiunsero anche il tranquillo paese. La gente viveva nella paura di essere continuamente bombardata. Ogni qualvolta si sentiva un rombo di un aereo di passaggio, la gente spaventata correva a nascondersi nella campagna. Gli anziani ricordano che furono sganciate nei pressi di Botricello sette bombe. Alcune colpirono la zona della Castellana, sita dietro il cimitero di Botricello Superiore; altre caddero nella zona del Macchione, terreno dei Coluccio. Bisognerà attendere più di trent’anni perché Botricello acquisti la sua autonomia. Intanto la vita spirituale del paese era curata da Francesco Parisi negli anni che vanno dal 1944 al 1948. dal 1948 al 1952 venne nominato parroco Don Giovanni Jannone, botricellese, che, morto prematuramente nel 1952, fu provvisoriamente sostituito. Nel 1955 divenne parroco Don Giovanni Marello, che nel 1964 fu poi trasferito a Santa Severina. Il 2 gennaio del 1957 la storia del sito Botricellese conobbe una svolta determinante: il riconoscimento del Comune di Botricello. Da questo momento in poi il Comune appena venuto alla luce affrontò una serie di problemi relativi all’amministrazione e alla gestione dei suoi affari. Negli anni più difficili del nostro paese si distinse una figura di grande valore umano: la Guardia Municipale Antonio Bumbaca, che a favore della comunità lavorò dal 1954 al 1989. negli anni ’70 divenne Guardia Municipale Giuseppe Zumpano. LEGGE 13 dicembre 1956, n. 1432.Costituzione in Comune autonomo della frazione di Botricello del comune di Andali, in provincia di Catanzaro. In un primo tempo venne nominato a Botricello un commissario prefettizio: il Rag. Gino Altilia, che ricoprì questa carica per tre anni. Il ruolo che il compianto Gino Altilia assunse, in concomitanza con numerose altre personalità botricellesi, fu di un’importanza determinante per lo sviluppo del paese; il suo più grande merito risiede nell’aver sostenuto insieme ad altri, quali Gigliotti Luigi, Puccio Luigi, De Filippis Vincenzo, Vatrano Salvatore, Altilia Domenico, Voci Salvatore, Condito Luigi, Viscomi Arturo, Ranieri Vincenzo, Puccio Rosario, Mancuso Giuseppe e il geometra Pompeo Gallucci, padre dell’urbanistica botricellese, la nascita del Comune di Botricello. In seguito fu grazie al Rag. Altilia che il 13/4/1958 l’acqua potabile venne portata in tutte le case. Per suo merito fu fatta costruire la Scuola Elementare sita in via Nazionale, la Scuola Materna gestita dalle suore del Sacro Cuore, la Chiesa parrocchiale, la Casa Comunale. Molte delle strade a sud del paese furono asfaltate e inoltre Altilia diede inizio alle procedure necessarie per la costruzione dell’Istituto Professionale per il Commercio.Negli anni ‘50 per incrementare ulteriormente il popolamento e la produttività del paese l’O.V.S (Opera Valorizzazione Sila) assegnò degli appezzamenti di terreno con relativa dimora a quei coltivatori avventizi, concedono loro la possibilità di sistemarsi definitivamente in un Comune di cui sarebbero stati membri effettivi.Dal 1960 al 1964 il Rag. Altilia fu nominato Sindaco del Comune botricellese.In questi quattro anni vennero promosse numerose opere pubbliche,atte a modificare positivamente la fisionomia del paese per dotarlo delle infrastrutture di primaria necessità.Ma tutto ciò non valse a fermare un fenomeno in grave aumento:l’emigrazione di forti braccia in Paesi più ricchi quali Germania,Australia,e America.Il miraggio di una vita più adagiata abbagliò i più giovani che, malgrado l’attaccamento alla propria terra andarono via con nel cuore la speranza di tornare ricchi quel tanto che bastava per costruire una casa degna della propria famiglia,possibilmente con più piani da destinare ai figli che sarebbero venuti. Per Botricello le conseguenze immediate furono la drastica riduzione del numero di braccia atte a lavorare la terra.L’esodo delle campagne non si fece attendere: restarono gli anziani e le donne. Donne forti, vigorose,che chine a raccogliere pomodori sotto il sole cocente, tenevano in grembo i loro bambini. Incuranti della fatica e del freddo durante l’inverno,portavano a lavare i panni al fiume Crocchio, con sulla testa una “sporta” di indumenti sporchi.Malgrado l’abbandono di molti terreni coltivabili,l’esodo all’estero portò con sé qualche elemento positivo,primo fra tutti la circolazione di denaro e il suo investimento nella costruzione di nuove abitazioni.Il 22 Agosto del 1962 a Botricello venne aperta la stazione dell’Arma Militare dei Carabinieri. Il primo brigadiere fu Filippo Morabito, al quale succedette nel 1966 il brigadiere Mario Grasso che rimase a Botricello fino al 1983. Nel 1967, quando il paese fu sconvolto da una violente tromba d’aria i Carabinieri si distinsero particolarmente per l’aiuto prestato ai cittadini botricellesi e per tale ragione ottennero un riconoscimento dal Sindaco di allora, Paolo Calastra. Dal 1983 al 1989 divenne brigadiere Vincenzo Ragusa che fu poi sostituito fino al 1995 dal brigadiere Angelo Rotella. Attualmente la caserma dei Carabinieri di Botricello è guidata dal Comandante Maresciallo Mario Quero,uomo di grande impegno sociale, che si è particolarmente distinto durante le operazioni di soccorso offerte ai profughi Curdi durante lo sbarco a Botricello nel Giugno del 97. (Notizie tratte dal testo su Botricello scritto da Giovanna Moscato e Tommaso La porta). Un complesso paleocristiano a Botricello Per ciò che riguarda il sito da noi considerato, esso vide la luce in termini d’insediamento umano già durante l’età paleocristiana. Infatti di testimonianze di una civiltà paleocristiana si può parlare a proposito di Botricello, tenendo conto dei reperti archeologici ritrovati presso Marina di Bruni. In questi luoghi sul finire degli anni ’60 grazie alla Dott.ssa Emilia Zinzi venne recuperato un manufatto marmoreo e individuata la presenza di alcune tombe. Le conclusioni tratte allora, alla luce dei pochi elementi affiorati, risultarono piuttosto incerte. Fu solo negli anni successivi che gli scavi diedero esito positivo dal momento in cui si pervenne alla scoperte di strutture murarie. Le ricerche, che furono portate avanti fino al 1972, oggi sono state interrotte. Al termine della terza campagna di lavoro (1969) venne presentata una relazione sul complesso culturale individuato agli organi di competenza, ma l’iniziativa risultò prematura data l’insufficienza delle notizie sui reperti botricellesi. Infatti gli scavi effettuati successivamente portarono alla luce nuovi elementi che dimostrarono l’inesattezza delle ipotesi in un primo tempo formulate. Certo alla luce delle ancora scarse conoscenze non è possibile formulare nuove interpretazioni, pertanto riteniamo sia necessario muoversi con notevole cautela pur essendo legati a dati obiettivi. I resti della necropoli si trovano in un terreno a poche decine di metri dal mare e affiorano a circa 20 cm di profondità. Se si considera che intorno al 1950 il terreno suddetto è stato dissodato, si comprende che solo le strutture più solide sono rimaste intatte. Le strutture murarie del complesso paleocristiano sono in masselli lapidei di dimensioni estremamente variabili. Il corpo settentrionale è costituito originariamente da una chiesetta a tre navate. La navata centrale, che è lunga circa 15 metri e si apre in un’ abside orientale semicircolare, presenta in alcuni settori una pavimentazione rozza in alti laterizi. La presenza di tombe all’interno di questa struttura fa supporre che il corpo centrale non fosse separato da quello laterale. Inoltre la posizione delle tombe ci fa credere che ci fossero dei supporti sul muro continuo. A tale proposito è stato scoperto un modestissimo frammento di colonna che però non ci permette di trarre delle conclusioni. Nella zona absidale doveva essere posto l’altare. Al centro della navata centrale si ha la struttura laterizia dell’ambone, a doppia scaletta, che si estende longitudinalmente alla navata. Non è possibile fare supposizioni circa l’altezza dell’ambone. Anteriormente alla chiesa, sul lato occidentale, sono affiorate delle strutture di non facile individuazione. A sud dell’ampio passaggio la situazione appare estremamente confusa. L’unico elemento perfettamente conservato appare il fonte battesimale. Esso è costituito da un tamburo cilindrico con una vasca interna rettangolare, cui si accede tramite un gradino semicircolare posto su ogni lato. La vasca ha tracce di riferimento in lastrine marmoree simile alla pavimentazione sottostante. Molto più complessa è la situazione riguardo al fonte. La struttura delle murature della chiesa si sviluppa formando due lati a sud e ad ovest e parte di un terzo. Si individua così un vano rettangolare nettamente diviso dalla chiesa, che potrebbe rappresentare il primo apprestamento battisteriale. Dalle scoperte fatte appare chiaro che nel corso del tempo si siano susseguite varie modifiche; infatti molto probabilmente la primitiva sistemazione è stata completamente eliminata quando venne creato il complesso ad absidi multiple. Ci sono tre absidi in serie, la cui struttura muraria non presenta soluzione di continuità. La prima conclude la navatella meridionale della chiesa; la seconda si pone esattamente a sud di questa; e la terza, di raggio notevolmente superiore, appare privilegiata in pianta rispetto alla precedente. Potremmo pensare ad una seconda fase con un battistero rettangolare e con terminazione absidale a oriente. Tutta l’area della chiesa e del battistero è interessata da una vasta necropoli. Le tombe sono di tutti i tipi: semplici fosse ricoperte da irregolari lastroni di pietra, fosse delimitate da muretti intonacati e ricoperte da lastroni regolari simili al marmo. Sono proprio i corredi funerari a darci un’indicazione cronologica entro la quale vanno inserite le strutture architettoniche e cioè tra il V e il VI sec. e, in una successiva fase da far risalire all’ VIII secolo dopo Cristo. La data di abbandono è collegabile alle vicende che videro la fuga dalla costa ai centri montani. Resta da chiarire il motivo della creazione di un centro culturale in una zona così esposta, trovandosi a pochi metri dal mare. Forse un’ipotesi può essere formulata analizzando il contesto geografico nel quale il complesso si inserisce. Ci troviamo a poche centinaia di metri dal fiume Tacina, la cui importanza in età romana viene confermata anche dal fatto che citato nell’ ITINERARIUM ANTONINI, che ricorda a XXII m.p. da Scilacio (114,6, p. 16). In effetti si trattava di uno dei fiumi più importanti della terra brucia. Inoltre bisogna tenere presente che il fiume, risalendo quasi fino a Santa Severina, rappresenta una delle porte della Sila. Alla sorgente il Tacina si collega al bacino del Savuto diventando così una delle più importanti vie di attraversamento della Calabria. Alla luce dei fatti quindi non sarebbe errato pensare che sia nato un insediamento in un posto strategico per la difesa della zona costiera. Di conseguenza si arriverebbe alla conclusione che si tratti di una chiesa sorta all’interno di un presidio militare bizantino, creato in un periodo durante il quale le persecuzioni da parte dei musulmani spinsero alcuni gruppi dell’attuale Turchia a fuggire solcando i mari. Tali gruppi approdarono nell’entroterra jonico, e pare che ritirandosi abbiano lasciato sulla costa dei piccoli presidi a scopo di difesa. Probabilmente l’abbandono del sito, in seguito ad un incendio, risalirebbe agli anni fra il 725 e il 750 d.C. Del resto tutto ciò ci induce a pensare che Botricello sicuramente servì come itinerario. Si spiegherebbe così la notevole resistenza nel tempo dell’insediamento rispetto agli altri centri sorti in epoche contemporanee sulla costa jonica. Da ultimo resta da dire che purtroppo i dati a nostra disposizione sono esigui allo scopo di poter fornire una precisa datazione storica; in effetti le strutture sono di una sconcertante povertà, mancano mosaici, restano pochi frammenti di marmi, non c’è nessuna traccia di affreschi. Ci viene così a mancare ogni elemento utile per una datazione certa. (Notizie tratte dal testo su Botricello scritto da Giovanna Moscato e Tommaso La porta). » Invia per email | Versione stampabile | letto 4243 volte |
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